PARCO DEL TICINO, DIGA DEL PANPERDUTO

Le Dighe del Panperduto sono il terzo sbarramento artificiale sul fiume Ticino a valle del Lago Maggiore, si trovano, nelle vicinanze dello scalo aeroportuale di Malpensa, tra Varallo Pombia e Somma Lombardo, tra le province di Varese e Novara. Sono un monumento del XIX secolo, frutto di un progetto che ha coinvolto il Canton Ticino (Svizzera) e la Lombardia, e rappresentano tuttora l'elemento cardine dell'intero sistema idraulico del Ticino orientale. Sono inserite nel Parco Regionale Lombardo della Valle del Ticino, in un contesto ambientale e paesaggistico unico. Le Dighe di Panperduto e il sistema idrico che esse originano sono l'ultimo tassello dell'articolato sistema di canali del Ticino che da secoli solca la pianura padana per finalità irrigue. Grazie a tali canali oggi sono irrigati oltre 100 mila ettari di terreno. Il percorso navigabile nel bacino di calma delle Dighe del Panperduto permette di apprezzare il funzionamento del sistema di regolazione delle Dighe. Lungo circa 700 metri, con larghezza variabile dai 90 ai 50 metri, il bacino di calma delle Dighe del Panperduto è costituito lungo la sponda sinistra dal terrazzo originario del fiume Ticino, su quella destra per i primi 120 metri da un muro di contenimento e più a valle da un doppio argine in terra. Lungo il perimetro sono presenti numerosi manufatti idraulici: uno sfioratore (ovvero un dispositivo per smaltire le acque presenti nel bacino quando il livello idraulico risulta superiore a quello previsto), le opere di presa dell'Incile e di regolazione del canale Villoresi, del condotto Industriale, del sistema dei Navigli e lo scarico delle sabbie. L'itinerario navigabile a oggi prevede il servizio di trasbordo dei turisti dal pontile di attracco a monte delle Dighe presso la foce dello Strona a Somma Lombardo fino all'Ostello "Locanda Panperduto", da lì all'isola di Confurto, una lingua di terra tra il fiume Ticino e il bacino di calma del Panperduto . Qui si ha la sede del Museo delle Acque Italo-Svizzere, pensato come un "museo diffuso" o "ecomuseo", ovvero come un museo con una propria sede espositiva ma pienamente integrato con l'ambiente e il territorio circostante. L'edificio, a pianta rettangolare, recupera attraverso una ristrutturazione conservativa la fisionomia e i manufatti dell'antico edificio originario.

 

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